Diego Baratti – la neutralità dell’insegnamento deve essere garantita

“La neutralità dell’insegnamento deve essere garantita”. Questo non è uno slogan politico (o almeno, non lo è ancora) dei Giovani UDC, ma si tratta bensì dell’articolo 23a comma 4 della Legge sulla Scuola Ticinese, che regola l’educazione alla civica, alla cittadinanza e alla democrazia nelle nostre scuole.

Questo articolo è stato approvato in votazione popolare lo scorso 24 settembre 2017 con il 63,4% dei suffragi. Il 3 settembre 2018, con l’inizio dell’anno scolastico 2018/2019, la materia dell’Educazione Civica faceva finalmente il suo ingresso nelle classi e nelle scuole ticinesi.

Il nobile obbiettivo di questa iniziativa, sostenuta tra gli altri anche dal Consiglio Cantonale dei Giovani, era quello di rendere i giovani coscienti dei fondamenti delle istituzioni politiche e civili ed educarli ai loro diritti e doveri di cittadini. Un obbiettivo, che a due anni di distanza dall’introduzione della materia obbligatoria nelle scuole medie e nelle scuole superiori, non sembra essere stato raggiunto.

Infatti, ci sono giunte molte segnalazioni di docenti che ignorano completamente la materia della civica, utilizzando quelle ore per fare altro o recuperare il programma della loro materia principale. Inoltre, stando a quanto ci è stato riferito da diversi giovani in formazione, molti docenti, consapevoli del loro ruolo di mentori e del rapporto di fiducia instaurato con gli allievi, ne approfittano per fare propaganda tendenziosa di sinistra, cercando di portare avanti e di fatto anche imporre le proprie idee, senza fornire un quadro corretto, completo e neutrale delle varie tematiche che riguardano l’educazione alla cittadinanza. Questo fenomeno sembra essere in realtà ben radicato da anni all’interno della scuola, e non riguarda solo le ore di civica, ma bensì qualsiasi materia.

Questo comportamento è anche in netto contrasto con l’art. 2 (b) della Legge Cantonale sulla Scuola, che cito: “la scuola sviluppa il senso di responsabilità ed educa alla pace, al rispetto dell’ambiente e agli ideali democratici”. Ora viene da chiedersi, come questo sia possibile, visto che diversi docenti cercano di imporre la loro visione assolutistica e unica del mondo e delle cose.

Questa però non è solo la legge. Questo è anche un diritto. Noi giovani abbiamo il diritto di ricevere una formazione ed un’educazione che contempli tutto il panorama politico e culturale, per poter sviluppare in modo critico un nostro sistema di valori e ideali ed arrivare, una volta maggiorenni, pronti non solo per il voto, ma anche per affrontare in modo completo ed equilibrato la vita di tutti i giorni.

La realtà è che oggi, con questa cultura della propaganda e della intimidazione, Bertoli e diversi docenti stanno mettendo in pericolo non solo il senso civico degli alunni, ma bensì tutto il nostro sistema democratico. L’insegnamento di una dottrina unica e giusta, alle quali non esistono alternative, così come presentata direttamente o indirettamente da alcuni docenti, ricorda i regimi dittatoriali di destra e sinistra che si sono susseguiti nella storia. Per la corretta educazione alla cittadinanza e alla democrazia è necessario lo sviluppo di un senso critico, che otteniamo solamente quando tutti gli attori dello spettro politico ci sono presentati in maniera equa e parziale, con le loro rispettive rivendicazioni, analizzando i vantaggi e gli svantaggi e le implicazioni che comportano.

Questa situazione non è oggi più sostenibile. L’opinione pubblica deve venire a conoscenza di quello che sta accadendo nelle nostre scuole. Con “Scuole Libere” vogliamo quindi sensibilizzare la popolazione e raccogliere più prove, dati e informazioni possibili, in modo tale che Bertoli non possa più ignorare il problema e decida di intervenire concretamente per cambiare la situazione. L’obbiettivo della nostra azione è quello di fare pressione verso Bertoli e il DECS per smuovere un po’ le acque e favorire quindi un necessario cambio di dottrina e cultura nelle scuole.

Vorrei infine portare anche il mio esempio personale come studente. Ho deciso di unirmi ai Giovani UDC quando avevo 18 anni e frequentavo ancora il liceo. Allora non sapevo ancora cosa questo avrebbe comportato per me come studente. Appena saputo della mia nomina, diversi docenti hanno cominciato a fare commentini e battutine verso la destra populista, intollerante e xenophobia, mentre addirittura una docente ha affermato senza troppi giri di parole e davanti alla classe che l’UDC e i suoi membri sono razzisti. In seguito alle mie proteste, la docente ha organizzato una speciale lezione fuori programma, dove ha passato in rassegna tutti i cartelloni elettorali dell’UDC dal 1960 ai giorni nostri per dimostrare la sua tesi dell’UDC come partito razzista. Ovviamente a quella lezione non mi è stato concesso il diritto di replica, e non mi sognavo neanche di farlo, per paura delle conseguenze che una mia reazione avrebbe potuto avere sul mio rendimento scolastico.

Ovviamente sono molti i ragazzi che si trovano nella mia situazione: costretti a subire pressioni o diminuzioni di note se manifestano liberamente un’idea che va contro il pensiero unico dell’area rosso verde. Questo deve cambiare. Ecco perché i Giovani UDC hanno deciso di mettere a disposizione la piattaforma Scuole Libere, dove i giovani possono liberamente raccontarci i loro vissuti con questa scuola socialista, che scavalca i principi democratici, senza paura di subire delle conseguenze.

Diego Baratti

Presidente Giovani UDC Ticino

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